8 buone abitudini per il successo

8 buone abitudini per il tuo successo

Essere imprenditori e fare business ha l’andamento, talvolta, delle montagne russe. Ci si trova ad affrontare momenti molto positivi, ma accade che non manchino momenti di difficoltà. Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione, che possono fare di un business un grande business. Molto spesso si sottovaluta l’importanza di un giusto approccio, che è invece fondamentale per costruire e portare avanti un business di successo e per affrontare le sfide. Infatti, nella gestione di un buon business, il 20% è dato dalle strategie, dalle risorse, dalle tecnologie; ma il restante 80% è dato, appunto, dal nostro atteggiamento mentale. Per questo oggi ci soffermiamo sulle buone abitudini, che ci aiutano a ottenere risultati migliori.

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Le buone abitudini, che pratichiamo in prima persona e di cui parliamo nell’episodio odierno di ProsperityLive, spaziano dall’organizzazione pratica, legata a pianificazione e procedure, al saper investire su se stessi, fino ad avere una sana routine nella nostra vita. Il termine routine, in questo caso, che molto spesso ormai utilizziamo in accezione negativa, ha un invece un significato positivo. Perché le buone abitudini vanno praticate tutti i giorni per avere risultati significativi.

Ecco di cosa parleremo:

  • Le 8 buone abitudini che consigliamo per alleggerire lo stress e affrontare meglio gli impegni delle nostre attività
  • Perseguire l’obiettivo di essere concentrati
  • Strutturare un business dinamico, sia a livello concettuale, che a livello di strumenti
  • L’importanza di migliorarci sempre
  • Cosa ci può aiutare ad affrontare in maniera vincente i momenti difficili nel proprio business
10 Lezioni glocal consulting

Le 10 lezioni più importanti per il nostro business

In occasione del quarantesimo episodio di ProsperityLive, vi facciamo oggi un regalo speciale. Infatti, vogliamo parlarvi di quanto abbiamo imparato in prima persona negli ultimi 8-10 anni, gestendo le nostre attività imprenditoriali. Confidiamo che queste nostre lezioni per il business possano essere utili sia a chi sta intraprendendo il cammino di aprire un’attività in proprio, sia a chi già ne possiede una.

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Queste 10 lezioni per il business, che abbiamo preparato per voi, sono il risultato appunto di esperienze personali. Riteniamo infatti che iniziare e portare avanti un’attività in proprio sia una scuola molto difficile, utile, sfidante, non solo dal punto di vista professionale, ma anche personale. Si impara molto su stessi e su valori fondamentali, come la pazienza. Si cade e ci si rialza, si capisce che è necessario uscire dalla propria zona di comfort, per poter raggiungere in maniera più efficace i propri obiettivi e il successo.

Le nostre 10 lezioni per il business, quindi, si focalizzano su saper guardare al di fuori della nostra attività, per trovare il target e il cliente ideale e per fare networking. Ma allo stesso tempo evidenziano quanto sia importante anche guardare all’interno di noi, per capire se il nostro percorso personale e professionale risponde ai nostri valori e alle nostre intenzioni.

Ecco di cosa parleremo:

  • Le 10 lezioni per il business che abbiamo imparato gestendo le nostre attività
  • L’importanza di prendersi dei momenti riflessione riguardo al proprio percorso professionale
  • Le lezioni che impariamo facendo business aiutano a pianificare il business futuro
  • Gli esempi di Samsung e di Volkswagen: ammettere dai propri errori e sapersi riorganizzare
Chess game business strategy concept

Spendere? No, spendersi. Una strategia vera per il proprio business.

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Chi più spende meglio spende. Un vecchio detto che, in alcuni casi, potrebbe andar bene. Diciamo la verità, in questi anni il denaro è forse cosa rara, o meglio, difficile da raggiungere. Spazio dunque ad un concetto ed una parola chiave: strategia.

Se volete davvero far crescere il vostro volume d’affari, pensate alla vostra strategia vincente. Sicuramente un budget più cospicuo aiuta il vostro progetto ad essere fiorente, ma non è questo il cuore del vostro successo. Molti professionisti ed aziendeimpiegano molte ore (per non dire mesi) nella stesura della propria idea, studiando in dettaglio target, mercato, competitor, placement e molto altro.

Dedicate tempo, passione, ingegno al vostro progetto. Confrontatevi con professionisti, fate networking, createvi una propria cultura, studiate. Spendetevi.

Pensare di creare un business vincente nel giro di pochi giorni è da folli: forse non è impossibile, ma nella maggior parte dei casi mercato e realtà dettano legge. Ed allora non c’è niente di meglio che spremere le meningi, studiare i punti di forza/debolezza del proprio prodotto, analizzare il cliente obiettivo e mettersi al lavoro.

Nella mia carriera ho visto molti professionisti e società chiudere la propria attività perché improvvisata, sprovvista di una strategia di crescita reale.

Spendere può avere due accezioni: sperperare (metter mano al portafogli e tentare la fortuna senza alcuna strategia, magari seguendo il buon vecchio istinto), e investire (credere in un’idea, un progetto, mettendo a disposizione i propri “risparmi”) attraverso uno studio accurato.

Il marketing non è la “palla di vetro magica”, ed fattore X è sempre dietro l’angolo. Le strategie non possono prevedere al 100% ciò che succederà, ma possono fare simulazioni importanti che ci faranno (a monte) fare scelte consapevoli.

Non smettete di sognare e di inseguire i vostri sogni direbbe qualcuno, ma fatelo con un minimo di strategia. La realtà (forse) potrà essere ancor più bella.

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Cosa Faccio e Cosa Non Faccio

blankLunedì scorso mi trovavo a Roma, nella mia consueta riunione del lunedì nel mio network (BNI). Colazione di lavoro con i professionisti del mio gruppo, discorsi, confronti, spunti interessanti.

Poi, come ogni settimana, un professionista specifico ci presenta la propria attività in maniera approfondita. Paola si esibisce con slide e parole efficaci. Sul finire della sua presentazione (ottima senza dubbio) arriva la ciliegina sulla torta: una slide con su scritto “COSA NON FACCIO“. Semplicemente geniale!

Molto spesso al giorno d’oggi (forse per la paura di una crisi che ci dicono ancora forte, forse per una facile cultura del “meglio far di tutto, così si opera in molti campi”) incontriamo persone che si definiscono esperte in molti campi (li chiamavano tuttologi). Fermo restando che la fame di sapere e di formarsi in differenti campi è comunque un ottimo spunto, credo sia fondamentale per un professionista (o una società) specializzarsi in un settore.

Sì, anche i mercati e settori di impresa apparentemente spogli racchiudono molte sfumature e la richiesta di una formazione continua. Sì pensi al settore infinito di internet: quante micro (anzi, macro) aree racchiude al suo interno? Ma non solo: il settore pubblicitario, quello legale, i coach, ed altro ancora.

Dire “faccio tutto” equivale a dire “faccio zero, o giù di lì”. L’identificazione delle competenze aiuta il focus dei professionisti su specifici settori ed indirizza anche le risorse economiche in termini di formazione ed investimenti.

Tornando a Paola: dopo aver spiegato chiaramente cosa sa fare (e credetemi, lo sa fare benissimo), ha spiegato a tutti cosa non fa. Fondamentale: in questo modo ha valorizzato le sue specializzazioni. Lei è inconfondibile perché (dopo un focus sulle sue competenze) ha definito i campi di non operatività, quelli che potrebbero essere “confusi” con i propri ambiti di competenza.

Ogni professionista dovrebbe spiegare nel dettaglio cosa sa fare e cosa non fa (quindi con cosa non confondere le sue competenze). Grazie alla mia amica Paola, come al solito professionista illuminata e con idee di avanguardia: a proposito, scrivo articoli su LinkedIn anche perché proprio Paola (particolarmente esperta nella cura di questo business network) mi ha fatto scoprire numerose funzioni.

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Il cliente NON ha sempre ragione. Forse.

blankVi siete mai chiesti quale confine ha il rapporto tra cliente e fornitore di servizi? Probabilmente sì. Forse alcuni di voi non curano questo dettaglio, ed invece è bene costruire nel tempo una linea di confine. Tra chi? No. La risposta è tra cosa.

Mi spiego meglio: troppo spesso capita che la sfera lavorativa del fornitore venga invasa oltremodo dal cliente (anche in buona fede). Costui non ha la competenza del fornitore stesso, e quindi va da sé che il concetto di fiducia sia fondamentale. Le domande che il cliente deve farsi è: perché ho scelto questo o quel professionista? Perché sto lavorando con lui? Ne sono soddisfatto? Posso migliorare il mio rapporto con lui?

Il professionista (fornitore di servizi) ha tutto l’interesse (se svolge un’attività con la giusta propensione etica) a voler soddisfare il cliente: deve però anche mostrare i limiti del lavoro, quelli che possono essere superati oggettivamente, soggettivamente e quelli che (onestamente) è impossibile superare in un determinato contesto.

Il cliente ideale è colui che ha rispetto del lavoro, e concepisce il rapporto lavoro/denaro come uno scambio equo, non come l’ingaggio di uno schiavo a tempo (in)determinato.

Il professionista, dal canto tuo, deve essere pronto a proporre tutte le soluzioni possibili e percorribili per soddisfare il cliente, ed essere da subito trasparente su prezzi e prestazioni offerte. Così poi si dirà che il cliente NON ha sempre ragione. Forse.