Il cliente NON ha sempre ragione. Forse.

Vi siete mai chiesti quale confine ha il rapporto tra cliente e fornitore di servizi? Probabilmente sì. Forse alcuni di voi non curano questo dettaglio, ed invece è bene costruire nel tempo una linea di confine. Tra chi? No. La risposta è tra cosa.

Mi spiego meglio: troppo spesso capita che la sfera lavorativa del fornitore venga invasa oltremodo dal cliente (anche in buona fede). Costui non ha la competenza del fornitore stesso, e quindi va da sé che il concetto di fiducia sia fondamentale. Le domande che il cliente deve farsi è: perché ho scelto questo o quel professionista? Perché sto lavorando con lui? Ne sono soddisfatto? Posso migliorare il mio rapporto con lui?

Il professionista (fornitore di servizi) ha tutto l’interesse (se svolge un’attività con la giusta propensione etica) a voler soddisfare il cliente: deve però anche mostrare i limiti del lavoro, quelli che possono essere superati oggettivamente, soggettivamente e quelli che (onestamente) è impossibile superare in un determinato contesto.

Il cliente ideale è colui che ha rispetto del lavoro, e concepisce il rapporto lavoro/denaro come uno scambio equo, non come l’ingaggio di uno schiavo a tempo (in)determinato.

Il professionista, dal canto tuo, deve essere pronto a proporre tutte le soluzioni possibili e percorribili per soddisfare il cliente, ed essere da subito trasparente su prezzi e prestazioni offerte. Così poi si dirà che il cliente NON ha sempre ragione. Forse.

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